In questi giorni stiamo assistendo ad una serie di rivolte popolari in diversi paesi del Mondo, esempio, in Egitto è caduto il governo trentennale di Mubarak, e si è stabilita una Giunta Militare, questione che mi piace poco perchè mi rievoca immediatamente le giunte militari che dagli anni '50 si sono avvicendate in America Latina, penso a Pinochet e ai Desaparecidos argentini, ma è solo un esempio.
Pertanto mi emergono leciti dubbi e perplessità, su quale sia effettivamente la cosa migliore da fare, anche perchè i fatti di cronaca di questa mattina, riportano che proprio la giunta militare che si è stabilita in Egitto, ha concesso il passaggio attraverso il Canale di Suez a due navi da guerra iraniane, notizia che mi conforta assai poco, anche perchè come ben sappiamo l'Iran non è questo modello di Democrazia che vorremmo tutti.... mi sale un po' d'ansia.
La mia personale repulsione verso ogni forma di autoritarismo e totalitarismo mi mette in allerta, i fatti che stanno accadendo in Libia per certi aspetti sono decisamente positivi, perchè il risveglio della coscienza popolare in fatto di libertà è sempre positiva. Tuttavia ho il forte, fortissimo presentimento che tutto ciò possa essere strumentalizzato, che la rivoluzione per la libertà possa essere utilizzata successivamente per un conflitto di civiltà, questo accadarà se verranno instaurati dei "governi-fantoccio" sia da parte dell'Occidente, sia da parte del Medio Oriente, perchè in ogni caso sarebbe la popolazione civile a farne le spese, sia in un senso, che nell'altro.
Questo mio intervento in merito non deve essere interpretato come una tesi politica, ma solo una riflessione sulle possibili conseguenze di tutto ciò.
Ci troviamo al centro di una polveriera, nei paesi del Nord Africa le rivolte si stanno espandendo come i moti europei del 1848. Se avessimo la certezza che ci fosse, come all'epoca, una piena consapevolezza e motivazione libertario-democratico- patriottica, sarei personalmente più tranquilla, ma ci troviamo in Paesi in cui molto più spesso è la miseria che fa da padrone, per cui le masse potrebbero essere facilmente spinte da chi promette miracoli. E la Storia ci insegna che chi promette miracoli, da qualunque parte sia schierato, di solito finisce per combinare guai, anche parecchio grossi........
L'Europa si sta confrontando su cosa fare e cosa non fare, la mia speranza è che cerchino e che riescano a portare la Pace, senza fare la Guerra.
Gli interessi in gioco sono numerosissimi, mi auguro che ci sia tanto buon senso per far assoggettare "l'etica dell'interesse" all' "etica della salvaguardia dell'umanità".
- Emporio Milleidee -
Di tutto un po'......by Trilly
Enya Caribbean Blue - Immagini BBC Wilde
martedì 22 febbraio 2011
sabato 19 febbraio 2011
Oggi vi consiglio un libro : "La Banalità del Male" di Hannah Arendt
Cari lettori, oggi vi propongo un testo che ha segnato una tappa fondamentale nell'analisi delle tematiche "bene-male", "lecito-illecito", "etico - non etico".
L'autrice, ha fatto parte del Circolo di Vienna ed è stata alliva del grande filosofo Heidegger.
Ci troviamo all'inizio degli anni Sessanta quando assistiamo alla cattura ed al processo di Adolf Eichmann, alto ufficiale delle SS naziste, ha come caratteristica fondamentale quella di essere stato uno degli ideatori ed organizzatori della "Soluzione Finale".
L'autrice inizia a raccontare il processo fatto ad Eichmann tra il 1961 ed il 1962.
Innazitutto la prima cosa che salta all'occhio la cattura di quest'uomo, che è stata fatta senza il rispetto delle leggi del paese in cui si era rifugiato ( Argentina, una delle mete preferite dagli ex "pezzi grossi" del Reich nazista per nascosdersi e cambiare identità), insomma Eichmann è stato rapito letteralmente dai servizi segreti israeliani e condotto a Gerusalemme, dove è iniziato immediatamente contro di lui il processo per crimini internazionali, persecuzione razziale, crimini di guerra, crimini contro la comunità ebraica. Quest'ultimo capo d'imputazione sembra essere il legittimo motivo per far processare il generale non dal Tribunale Internazionale, ma dal Tribunale Ebraico.
Hannah Arendt ha seguito tutto il processo e lo ha riportato in questo libro. L'elemento più importante e caratterizzante è che si viene invitati a riflettere sulla meccanizzazione estrema dello sterminio, i nazisti appaiono solo dei burocrati che eseguono ordini, senza riflettere o porsi il problema etico-morale su quello che stavano facendo, così si arriva alla "banalizzazione del male", concetto espresso dal titolo del libro.
In conclusione l'autrice condivide le sue considerazioni su questa Giustizia Interanzionale, la quale in questo caso è stata messa in secondo piano rispetto alla Giustizia di un singolo stato, si interroga e ci fa porre interrogativi su quale sia effettivamente la vera Giustizia.
Un libro non semplicissimo, pieno di concetti forti, ma lo consiglio a tutti voi, anche a chi l'avesse già letto, perchè offre delle utili chiavi di lettura per la realtà che ci circonda, un testo che non perde la sua attualità con il passare del tempo.
Titolo: La banalità del male
Titolo originale: Eichmann in Jerusalem
Autore: Hannah Arendt
Anno di pubblicazione: 1963
Casa Editrice: Feltrinelli
Prezzo: 9,50 Euro
L'autrice, ha fatto parte del Circolo di Vienna ed è stata alliva del grande filosofo Heidegger.
Ci troviamo all'inizio degli anni Sessanta quando assistiamo alla cattura ed al processo di Adolf Eichmann, alto ufficiale delle SS naziste, ha come caratteristica fondamentale quella di essere stato uno degli ideatori ed organizzatori della "Soluzione Finale".
L'autrice inizia a raccontare il processo fatto ad Eichmann tra il 1961 ed il 1962.
Innazitutto la prima cosa che salta all'occhio la cattura di quest'uomo, che è stata fatta senza il rispetto delle leggi del paese in cui si era rifugiato ( Argentina, una delle mete preferite dagli ex "pezzi grossi" del Reich nazista per nascosdersi e cambiare identità), insomma Eichmann è stato rapito letteralmente dai servizi segreti israeliani e condotto a Gerusalemme, dove è iniziato immediatamente contro di lui il processo per crimini internazionali, persecuzione razziale, crimini di guerra, crimini contro la comunità ebraica. Quest'ultimo capo d'imputazione sembra essere il legittimo motivo per far processare il generale non dal Tribunale Internazionale, ma dal Tribunale Ebraico.
Hannah Arendt ha seguito tutto il processo e lo ha riportato in questo libro. L'elemento più importante e caratterizzante è che si viene invitati a riflettere sulla meccanizzazione estrema dello sterminio, i nazisti appaiono solo dei burocrati che eseguono ordini, senza riflettere o porsi il problema etico-morale su quello che stavano facendo, così si arriva alla "banalizzazione del male", concetto espresso dal titolo del libro.
In conclusione l'autrice condivide le sue considerazioni su questa Giustizia Interanzionale, la quale in questo caso è stata messa in secondo piano rispetto alla Giustizia di un singolo stato, si interroga e ci fa porre interrogativi su quale sia effettivamente la vera Giustizia.
Un libro non semplicissimo, pieno di concetti forti, ma lo consiglio a tutti voi, anche a chi l'avesse già letto, perchè offre delle utili chiavi di lettura per la realtà che ci circonda, un testo che non perde la sua attualità con il passare del tempo.
Titolo: La banalità del male
Titolo originale: Eichmann in Jerusalem
Autore: Hannah Arendt
Anno di pubblicazione: 1963
Casa Editrice: Feltrinelli
Prezzo: 9,50 Euro
giovedì 17 febbraio 2011
Tra il "giusto" e "l'ingiusto"... scene di ordinaria follia
Questa mia breve riflessione non vuol essere un pensiero che esprime un'idea politica pituttosto che un'altra, è solo una constatazione di fatto che in questi giorni sembra che in molti abbiano smarrito il senso della liceità contrapposto a quello dell'illecito.
Come giustamente mi fanno notare i miei professori universitari la legge è un codice accettato da tutti (o dalla maggioranza organizzata, che si impone su una minoranza disorganizzata cit. Mosca) per uscire fuori dal cosidddetto "Stato di natura" (Hobbes).
Ebbene, stasera durante una trasmissione televisiva, ritenuta faziosa solo perchè cerca di scoprire la verità, ho sentito dire ad un ex ministro, nonchè ex presidente della Regione Lazio, nonchè attualmente deputato in Parlamento, che per lui "essere concusso" fa parte dell'ordinaria amministrazione.
Scusate lo sdegno che molti riterranno bigotto ( ma che così non è...) per un politico (un uomo che pratica la politica)che, non solo rende pubblica la pratica della concussione, ma addirittura la fa passare per una cosa normale!(quando invece da reo confesso avrebbe dovuto immediatamente scontare la parte dalle sua pena... ma si sà... in tv tutto è concesso).
Tradotto dal politichese, come il nostro amato "Papi", non solo ammette di aver commesso un illecito, ma ne fa anche un vanto!
Allora permettetemi la provocazione: come queste persone hanno il coraggio di condannare un malvivente, che magari è stato costretto a rubare per fame o per minacce riguardanti l'incolumità propria o dei suoi cari, quando poi l'illecito viene giustificato o minimizzato , o ancor peggio, fatto passare per generosità?
E non credo di meritare commenti sul fatto che stia esagerando, perchè sto riducendo due fatti estremamente gravi, seppure nella loro diversità , a come sono indicati dalla Legge (vedi sopra), ossia come reati penali.
Si può non credere alle parole di una ragazzina minorenne che potrebbe raccontare qualsiasi cosa, ma i fatti parlano chiaro, perchè ci sono dei bonifici e degli assegni? ( che valgono come prova di un trasferimento a livello di beni montari). Perchè non montare bene la scena, invece di far passare una raazza marocchina per una egiziana?
Io in tutto ciò non posso vedere solo il movente della generosità, anche perchè, sapendo che la persona in questione è minorenne (altrimenti perchè mandarla a prendere da una donna maggiorenne?), forse non è plausibile un certo qual sentimento di paura di essere scoperto nell'illecito?
Ma tornando a noi, che differenza c'è tra il lecito e l'illecito, tra l'etico e il non etico, se tanto si sta strasmettendo il modello che non implica una differenza poi così grave tra tali concetti?
A questo quesito i grandi filosofi e pensatori potrebbero aver trovato una risposta... o forse no, visto che secondo Parmenide "l'essere è, il non-essere non è", quindi questo può spiegare, giustificando che sia il lecito che l'illecito fanno parte della stessa categoria in quanto entità ontologiche esistenti?
No, non penso che si possa arrivare a tale paradosso... almeno tra persone che hanno una coscienza, anche minimamente critica.
Concludo qui, con le enormi perprlessità che sono sintomatiche della mia generazione, generazione che in parte assiste tranquilla alla legittimazione dell'illecito e lo prende come modello, o ancor peggio, come unica via per il futuro.Personalmente non sono così, pensavo che fosse la normalità, ma a quanto pare è un'eccezione.
Come giustamente mi fanno notare i miei professori universitari la legge è un codice accettato da tutti (o dalla maggioranza organizzata, che si impone su una minoranza disorganizzata cit. Mosca) per uscire fuori dal cosidddetto "Stato di natura" (Hobbes).
Ebbene, stasera durante una trasmissione televisiva, ritenuta faziosa solo perchè cerca di scoprire la verità, ho sentito dire ad un ex ministro, nonchè ex presidente della Regione Lazio, nonchè attualmente deputato in Parlamento, che per lui "essere concusso" fa parte dell'ordinaria amministrazione.
Scusate lo sdegno che molti riterranno bigotto ( ma che così non è...) per un politico (un uomo che pratica la politica)che, non solo rende pubblica la pratica della concussione, ma addirittura la fa passare per una cosa normale!(quando invece da reo confesso avrebbe dovuto immediatamente scontare la parte dalle sua pena... ma si sà... in tv tutto è concesso).
Tradotto dal politichese, come il nostro amato "Papi", non solo ammette di aver commesso un illecito, ma ne fa anche un vanto!
Allora permettetemi la provocazione: come queste persone hanno il coraggio di condannare un malvivente, che magari è stato costretto a rubare per fame o per minacce riguardanti l'incolumità propria o dei suoi cari, quando poi l'illecito viene giustificato o minimizzato , o ancor peggio, fatto passare per generosità?
E non credo di meritare commenti sul fatto che stia esagerando, perchè sto riducendo due fatti estremamente gravi, seppure nella loro diversità , a come sono indicati dalla Legge (vedi sopra), ossia come reati penali.
Si può non credere alle parole di una ragazzina minorenne che potrebbe raccontare qualsiasi cosa, ma i fatti parlano chiaro, perchè ci sono dei bonifici e degli assegni? ( che valgono come prova di un trasferimento a livello di beni montari). Perchè non montare bene la scena, invece di far passare una raazza marocchina per una egiziana?
Io in tutto ciò non posso vedere solo il movente della generosità, anche perchè, sapendo che la persona in questione è minorenne (altrimenti perchè mandarla a prendere da una donna maggiorenne?), forse non è plausibile un certo qual sentimento di paura di essere scoperto nell'illecito?
Ma tornando a noi, che differenza c'è tra il lecito e l'illecito, tra l'etico e il non etico, se tanto si sta strasmettendo il modello che non implica una differenza poi così grave tra tali concetti?
A questo quesito i grandi filosofi e pensatori potrebbero aver trovato una risposta... o forse no, visto che secondo Parmenide "l'essere è, il non-essere non è", quindi questo può spiegare, giustificando che sia il lecito che l'illecito fanno parte della stessa categoria in quanto entità ontologiche esistenti?
No, non penso che si possa arrivare a tale paradosso... almeno tra persone che hanno una coscienza, anche minimamente critica.
Concludo qui, con le enormi perprlessità che sono sintomatiche della mia generazione, generazione che in parte assiste tranquilla alla legittimazione dell'illecito e lo prende come modello, o ancor peggio, come unica via per il futuro.Personalmente non sono così, pensavo che fosse la normalità, ma a quanto pare è un'eccezione.
Di cosa si parla in Tv...???
Facendo un rapidissimo giro tra telegiornali, programmi "di approfondimento", talk show etc etc, mi rendo sempre più conto di quanto la Televisione si stia fossilizzando su argomenti sempre più inutili e banali.
Lo strumento televisivo ai suoi albori, per l'Italia è stato un mezzo eccezionale dei comunicazione, il servizio pubblico ha iniziato in concreto ad unificare il nostro paese ancora scisso dal profondo divario nord-sud, c'erano programmi che insegnavano a leggere, si parlava la Lingua Italiana, permettendo così che arrivasse anche nei più piccoli paesini e borghi.
Arriviamo ad oggi, "andare in televisione" è una delle mete più ambite dai teenager, come se una sola apparizione sullo schermo potesse risparmiare le fatiche di una vita.
Quindi da ciò possiamo notare che si è snaturato il concetto di partenza, quello nobile, che aveva l'intento di permettere a tutti di avere notizia su ciò che succede intorno a loro, di arricchire la propria cultura.
Adesso??? Gli argomenti trattati con maggiore frequenza sono:
- il Festival di Sanremo: evento di tutto rispetto e tradizione antica del nostro paesaggio musicale, però... scusatemi la polemica, in cosa trae vantaggio la nostra comunità nel sapere se fosse più appropriato il vestito di Belen o della Canalis, chi delle due era pettinata meglio o aveva le mutande abbinate nel modo migliore???.... ore ed ore di trasmissioni incentrate a discutere su questo.
- il Grande Fratello: idea originale di format, mettere le persone in gabbia come animali e lasciarle lì a vedere che succede. Se le "caviette" fossero "vere" potrebbe anche essere carino come studio antropologico sui comportamenti e le reazioni umane, ma visto che si può ben notare che è tutto manipolato, c'è ancora gente che trascorre, anche in quel caso, ore interminabili a discutere sul comportamento dell'uno o dell'altro partecipante. L'immancabile discussione sull'abbigliamento, su quali delle partecipanti femminili sia quella più "intraprendente" (per utilizzare un termine non offensivo) e su quale dei maschi risulti il più "Macho"... tutto questo abbondantemente manovrato filo per filo e gesto per gesto dalla regia e dalla produzione.
- i Telegiornali: ce ne sono diversi su tante reti, ma danno tuti le stesse notizie, con le stesse immagini, con gli stessi commenti...e la chiamano "pluralità di informazione". Come vengono scelti i servizi? Sinceramente non ne ho idea!!! Proprio pochi minuti fa guardavo il tg dell'ora di pranzo: la nonnina che ha sventato una rapina a borsettate sta spopolando in tutto il mondo.Poi ampio spazio alla "festa del gatto" (io amo i gatti.. ma non mi pare il caso di parlarne al tg...) con uno special guest: il gatto cleptomane!!
E non sto scherzando... per il resto qualche istante dedicato ad un terrebile omicidio di stampo mafioso, due parole stringate e striminzite sul caso che sta coinvolgendo il Premier, ed ovviamente uno spazio enorme dedicato alla Fiera del Turismo in corso in questi giorni che mostra "quanto siamo bravi, quanto siamo belli", quando invece basta dare uno sguardo alle testate dei giornali di tutto il mondo, in cui ci troviamo in una posizione imbarazzante e ridicola.... ma di questo nemmeno una parola!
In ultimo mi accingo a spendere una parola per quei casi giudiziari che hanno appassionato tutta l'Italia, rendendoci fedeli imitatori del Commissario Rex.
Mi spiego meglio, stanno spopolando i "casi mediatici", dal Delitto di Cogne, al Giallo di Avetrana, e così mille altri in continuazione.
La prima cosa che penso è "ovvio la gente deve essere informata!" ma da questo a farlo diventare un martellamento, in cui non si parla di altro, uno stillicidio anche per gli imputati, una violenza per chi guarda ce ne vuole! Eh no! Ci siamo riusciti benissimo invece!... Si inizia a giocare a Cluedo con la vita e con la morte degli altri, le trasmissioni istigano a praticare il "Totocolpevole".
Chiunque, dal calciatore, al cuoco, ospite in questa o quella trasmissione è investito dell'autorità di "opinionista" e viene strapagato per sputare sentenze più o meno coerenti sul caso in questione.
Ma evidentemente alla gente piace così.
La mia stima va a quelle persone che svolgono seriamente la professione del giornalista o del presentatore, perchè in tutto questo mare di speculazioni c'è davvero gente in gamba che realizza prodotti di qualità, cito trasmissioni come Annozero o Ballarò, seppure per tale riconoscimento potrei essere tacciata di faziosità, ma menziono anche Alle falde del Kilimangiaro, Superquark, Striscia la Notizia e molte altre.
Per concludere rivolgo a me stessa e a voi lettori, questa domanda che potrebbe sembrare retorica: qual'è il modo per ottenere più programmi con contenuti di qualità?
Lo strumento televisivo ai suoi albori, per l'Italia è stato un mezzo eccezionale dei comunicazione, il servizio pubblico ha iniziato in concreto ad unificare il nostro paese ancora scisso dal profondo divario nord-sud, c'erano programmi che insegnavano a leggere, si parlava la Lingua Italiana, permettendo così che arrivasse anche nei più piccoli paesini e borghi.
Arriviamo ad oggi, "andare in televisione" è una delle mete più ambite dai teenager, come se una sola apparizione sullo schermo potesse risparmiare le fatiche di una vita.
Quindi da ciò possiamo notare che si è snaturato il concetto di partenza, quello nobile, che aveva l'intento di permettere a tutti di avere notizia su ciò che succede intorno a loro, di arricchire la propria cultura.
Adesso??? Gli argomenti trattati con maggiore frequenza sono:
- il Festival di Sanremo: evento di tutto rispetto e tradizione antica del nostro paesaggio musicale, però... scusatemi la polemica, in cosa trae vantaggio la nostra comunità nel sapere se fosse più appropriato il vestito di Belen o della Canalis, chi delle due era pettinata meglio o aveva le mutande abbinate nel modo migliore???.... ore ed ore di trasmissioni incentrate a discutere su questo.
- il Grande Fratello: idea originale di format, mettere le persone in gabbia come animali e lasciarle lì a vedere che succede. Se le "caviette" fossero "vere" potrebbe anche essere carino come studio antropologico sui comportamenti e le reazioni umane, ma visto che si può ben notare che è tutto manipolato, c'è ancora gente che trascorre, anche in quel caso, ore interminabili a discutere sul comportamento dell'uno o dell'altro partecipante. L'immancabile discussione sull'abbigliamento, su quali delle partecipanti femminili sia quella più "intraprendente" (per utilizzare un termine non offensivo) e su quale dei maschi risulti il più "Macho"... tutto questo abbondantemente manovrato filo per filo e gesto per gesto dalla regia e dalla produzione.
- i Telegiornali: ce ne sono diversi su tante reti, ma danno tuti le stesse notizie, con le stesse immagini, con gli stessi commenti...e la chiamano "pluralità di informazione". Come vengono scelti i servizi? Sinceramente non ne ho idea!!! Proprio pochi minuti fa guardavo il tg dell'ora di pranzo: la nonnina che ha sventato una rapina a borsettate sta spopolando in tutto il mondo.Poi ampio spazio alla "festa del gatto" (io amo i gatti.. ma non mi pare il caso di parlarne al tg...) con uno special guest: il gatto cleptomane!!
E non sto scherzando... per il resto qualche istante dedicato ad un terrebile omicidio di stampo mafioso, due parole stringate e striminzite sul caso che sta coinvolgendo il Premier, ed ovviamente uno spazio enorme dedicato alla Fiera del Turismo in corso in questi giorni che mostra "quanto siamo bravi, quanto siamo belli", quando invece basta dare uno sguardo alle testate dei giornali di tutto il mondo, in cui ci troviamo in una posizione imbarazzante e ridicola.... ma di questo nemmeno una parola!
In ultimo mi accingo a spendere una parola per quei casi giudiziari che hanno appassionato tutta l'Italia, rendendoci fedeli imitatori del Commissario Rex.
Mi spiego meglio, stanno spopolando i "casi mediatici", dal Delitto di Cogne, al Giallo di Avetrana, e così mille altri in continuazione.
La prima cosa che penso è "ovvio la gente deve essere informata!" ma da questo a farlo diventare un martellamento, in cui non si parla di altro, uno stillicidio anche per gli imputati, una violenza per chi guarda ce ne vuole! Eh no! Ci siamo riusciti benissimo invece!... Si inizia a giocare a Cluedo con la vita e con la morte degli altri, le trasmissioni istigano a praticare il "Totocolpevole".
Chiunque, dal calciatore, al cuoco, ospite in questa o quella trasmissione è investito dell'autorità di "opinionista" e viene strapagato per sputare sentenze più o meno coerenti sul caso in questione.
Ma evidentemente alla gente piace così.
La mia stima va a quelle persone che svolgono seriamente la professione del giornalista o del presentatore, perchè in tutto questo mare di speculazioni c'è davvero gente in gamba che realizza prodotti di qualità, cito trasmissioni come Annozero o Ballarò, seppure per tale riconoscimento potrei essere tacciata di faziosità, ma menziono anche Alle falde del Kilimangiaro, Superquark, Striscia la Notizia e molte altre.
Per concludere rivolgo a me stessa e a voi lettori, questa domanda che potrebbe sembrare retorica: qual'è il modo per ottenere più programmi con contenuti di qualità?
Oggi vi consiglio un libro : "L'uomo nero esiste" di Cinzia Lacalamita
Cari lettori, inauguro questo spazio con un libro a me caro, un libro fuori dal comune, un libro che non usa mezzi termini e che raccoglie testimonianze di donne che hanno subito violenze, sia fisiche che psicologiche.
Un testo forte, che arriva a toccare le corde più profonde dell'animo di chi legge, perchè sai che sono cose realmente accadute, e purtroppo sono cose che accadono continuamente a molte donne.
Questo libro ci insegna a non rimanere passivi di fronte alla violenza, allo stalking, e al contempo offre un'arma preziosa, la speranza, e la forza di queste donne che sono lì a raccontarsi, per tutte noi.
In questo momento storico dove la dignità femminile sembra essere retrocessa ai tempi del Medioevo c'è qualcuno che ha voluto darle voce, si tratta di Cinzia Lacalamita, una scrittrice che riesce sempre ad arrivare al cuore di chi legge, per la sua incisività e per la sua innata dote di scegliere sempre "le parole giuste al momento giusto".
La prefazione è di Irene Pivetti; all'interno troviamo i contributi di Margherita Hack, Ester Pacor, Bruna Giovanna Pineda, Barbara Barbieri, Fiordaliso, Sandro Davia ed Emanuel Mian.
Perciò invito Tutti a leggere "L'uomo nero esiste" perchè tutti noi siamo parte della società in cui le donne sono sempre più spesso oggetto di violenza, di sessismo, di abusi. Cinzia Lacalamita porta noi tutti a riflettere, e per il bene del futuro della nostra società, dovremmo farlo un po' più spesso, per far sì che "domani" non accada ciò che avviene "oggi".
Titolo: L'uomo nero esiste
Autore: Cinzia Lacalamita
Casa Editrice: Aliberti editore - collana Yahoopolis - Gennaio 2011
Prezzo: 15 euro
Un testo forte, che arriva a toccare le corde più profonde dell'animo di chi legge, perchè sai che sono cose realmente accadute, e purtroppo sono cose che accadono continuamente a molte donne.
Questo libro ci insegna a non rimanere passivi di fronte alla violenza, allo stalking, e al contempo offre un'arma preziosa, la speranza, e la forza di queste donne che sono lì a raccontarsi, per tutte noi.
In questo momento storico dove la dignità femminile sembra essere retrocessa ai tempi del Medioevo c'è qualcuno che ha voluto darle voce, si tratta di Cinzia Lacalamita, una scrittrice che riesce sempre ad arrivare al cuore di chi legge, per la sua incisività e per la sua innata dote di scegliere sempre "le parole giuste al momento giusto".
La prefazione è di Irene Pivetti; all'interno troviamo i contributi di Margherita Hack, Ester Pacor, Bruna Giovanna Pineda, Barbara Barbieri, Fiordaliso, Sandro Davia ed Emanuel Mian.
Perciò invito Tutti a leggere "L'uomo nero esiste" perchè tutti noi siamo parte della società in cui le donne sono sempre più spesso oggetto di violenza, di sessismo, di abusi. Cinzia Lacalamita porta noi tutti a riflettere, e per il bene del futuro della nostra società, dovremmo farlo un po' più spesso, per far sì che "domani" non accada ciò che avviene "oggi".Titolo: L'uomo nero esiste
Autore: Cinzia Lacalamita
Casa Editrice: Aliberti editore - collana Yahoopolis - Gennaio 2011
Prezzo: 15 euro
mercoledì 16 febbraio 2011
Donne, corpo o cervello?
Inseguito agli ultimi avvenimenti nel nostro Bel Paese (per chi ci guarda da fuori ahimè solo "Pizza e Mandolino"), sono spinta ad una riflessione sul ruolo della Donna.
La manifestazione, che non esagero se definisco Globale, di Domenica scorsa "se non ora, quando?" è sintomatica di un malessere da parte non solo della popolazione femminile, ma di una parte enorme della società civile.
Malgrado ciò sono costretta a sentire la voce di "donne" in politica e non, che vantano apertamente di aver ottenuto certi incarichi per via del loro merito "estetico", celebrato come qualità fondamentale per certi incarichi.
Il degrado è al suo apice, ci sono milioni di donne, madri, ragazze, single, che fanno ogni sorta di sacrificio per avere una cultura che gli permetta di ottenere un posto di lavoro con uno stipendio dignitoso, che fanno letteralmente i salti mortali per sbarcare il lunario in modo onesto.
La mia non vuole essere una lezione di morale spicciola e qualunquista, solo la voce di un disagio profondo.
Come posso sentirmi in un Paese che trasmette il modello in cui la donna di successo è solo quella che fa la Velina e che sposa un calciatore, o la Valletta o Soubrettina che poi se ha l'occasione giusta finisce anche a fare il Ministro?
Ma quali competenze può avere un Ministro-letterina-meteorina-soubrettina??
Dategli il Ministero per il Gossip., ma non le mettete alle "pari opportunità" (poi... dove stanno queste pari opportunità se loro stesse sono le prime raccomandate???) o al ministeri del "turismo" (al massimo quello del turismo sessuale, se non fosse disdicevole senonchè espressamente vietato dalle norme internazionali!)
Mi unisco alle voci delle donne in piazza in tutto il mondo per dire BASTA a questo schifo di cui il nostro Paese continua a fare un vanto.
L'Italia per la condizione femminile è al 74° posto nella classifica mondiale, solo 33 posizioni prima del Kazhakistan! Niente male per un paese che fa Parte del G8... no???
I signori maschietti, quelli che si possono definire veramente tali, non ricorrono a mezzucci, la vera virilità non glielo consente... beh.. gli altri... che dire??? Si commentano da soli.
Continuiamo a combattere per una dignità che ci sia riconosciuta, indipendentemente dalle nostre forme fisiche o dalla carica erotica, abbiamo il cervello, la più grande arma in possesso dell'essere umano.
L'essere femminile e bella e affascinante sono solo qualità che non inficiano minimamente le doti intellettive di una donna, ma al contrario avere una Testa Liberamente Pensante è una dote che non tutti hanno.
La manifestazione, che non esagero se definisco Globale, di Domenica scorsa "se non ora, quando?" è sintomatica di un malessere da parte non solo della popolazione femminile, ma di una parte enorme della società civile.
Malgrado ciò sono costretta a sentire la voce di "donne" in politica e non, che vantano apertamente di aver ottenuto certi incarichi per via del loro merito "estetico", celebrato come qualità fondamentale per certi incarichi.
Il degrado è al suo apice, ci sono milioni di donne, madri, ragazze, single, che fanno ogni sorta di sacrificio per avere una cultura che gli permetta di ottenere un posto di lavoro con uno stipendio dignitoso, che fanno letteralmente i salti mortali per sbarcare il lunario in modo onesto.
La mia non vuole essere una lezione di morale spicciola e qualunquista, solo la voce di un disagio profondo.
Come posso sentirmi in un Paese che trasmette il modello in cui la donna di successo è solo quella che fa la Velina e che sposa un calciatore, o la Valletta o Soubrettina che poi se ha l'occasione giusta finisce anche a fare il Ministro?
Ma quali competenze può avere un Ministro-letterina-meteorina-soubrettina??
Dategli il Ministero per il Gossip., ma non le mettete alle "pari opportunità" (poi... dove stanno queste pari opportunità se loro stesse sono le prime raccomandate???) o al ministeri del "turismo" (al massimo quello del turismo sessuale, se non fosse disdicevole senonchè espressamente vietato dalle norme internazionali!)
Mi unisco alle voci delle donne in piazza in tutto il mondo per dire BASTA a questo schifo di cui il nostro Paese continua a fare un vanto.
L'Italia per la condizione femminile è al 74° posto nella classifica mondiale, solo 33 posizioni prima del Kazhakistan! Niente male per un paese che fa Parte del G8... no???
I signori maschietti, quelli che si possono definire veramente tali, non ricorrono a mezzucci, la vera virilità non glielo consente... beh.. gli altri... che dire??? Si commentano da soli.
Continuiamo a combattere per una dignità che ci sia riconosciuta, indipendentemente dalle nostre forme fisiche o dalla carica erotica, abbiamo il cervello, la più grande arma in possesso dell'essere umano.
L'essere femminile e bella e affascinante sono solo qualità che non inficiano minimamente le doti intellettive di una donna, ma al contrario avere una Testa Liberamente Pensante è una dote che non tutti hanno.
News dal Mondo - Giappone ferma la caccia alle balene
Causa proteste degli animalisti, il governo di Tokyo ha deciso (notizia di pochi minuti fa) di interrompere almeno per quest'anno la battuta di caccia alle balene.
Tale paese giustifica questa pratica aberrante, che ogni anno vede come vittime cetacei anche in via di estinzione, con il motivo di "caccia a scopo scientifico" per poter aggirare la moratoria vigente.
Tuttavia gli attivisti animalisti di Australia e Nuova Zelanda hanno accentuato le loro proteste, tanto da far temere per l'incolumità dell'equipaggio della flotta cacciatrice.
Il governo di Canberra nel 2010 aveva già presentato una denuncia contro il Giappone presso il tribunale dell'Aia, proprio per cercare di far terminare per sempre questo continuo eccidio di balene nell'Antartico.
Un attivista di questa organizzazione ambientalista/animalista, Sea Shepherd, é stato condannato al carcere con la sospensione di due anni della pena per un'azione di disturbo contro una delle baleniere.
Pur comprendendo che le tradizioni popolari siano fondamentali da preservare in questo mondo sempre più globalizzato, in questo caso credo che siano solo una "maschera" per legittimizzare l'uccisione delle balene, in quanto prodotto pregiato e costoso, di cui può beneficiare la manufattura di quel paese.
Ma guardiamo indietro, senza la tecnologia attuale la caccia alle balene sarebbe stata anche ecocompatibile, in quanto era utilizzata per il sostentamento basilare dell'individuo, ma già dall' '800, con le prime innovazioni, questa caccia è diventata un vero e proprio sterminio, che mette in pericolo la sopravvivenza di più specie animali a scopo di lucro.
Speriamo che davvero questa, come molte altre pratiche orrorifiche nei confronti dell'ambiente e degli animali, possano essere fermate per sempre.
(fonte ANSA.it)
Tale paese giustifica questa pratica aberrante, che ogni anno vede come vittime cetacei anche in via di estinzione, con il motivo di "caccia a scopo scientifico" per poter aggirare la moratoria vigente.
Tuttavia gli attivisti animalisti di Australia e Nuova Zelanda hanno accentuato le loro proteste, tanto da far temere per l'incolumità dell'equipaggio della flotta cacciatrice.
Il governo di Canberra nel 2010 aveva già presentato una denuncia contro il Giappone presso il tribunale dell'Aia, proprio per cercare di far terminare per sempre questo continuo eccidio di balene nell'Antartico.
Un attivista di questa organizzazione ambientalista/animalista, Sea Shepherd, é stato condannato al carcere con la sospensione di due anni della pena per un'azione di disturbo contro una delle baleniere.
Pur comprendendo che le tradizioni popolari siano fondamentali da preservare in questo mondo sempre più globalizzato, in questo caso credo che siano solo una "maschera" per legittimizzare l'uccisione delle balene, in quanto prodotto pregiato e costoso, di cui può beneficiare la manufattura di quel paese.
Ma guardiamo indietro, senza la tecnologia attuale la caccia alle balene sarebbe stata anche ecocompatibile, in quanto era utilizzata per il sostentamento basilare dell'individuo, ma già dall' '800, con le prime innovazioni, questa caccia è diventata un vero e proprio sterminio, che mette in pericolo la sopravvivenza di più specie animali a scopo di lucro.
Speriamo che davvero questa, come molte altre pratiche orrorifiche nei confronti dell'ambiente e degli animali, possano essere fermate per sempre.
(fonte ANSA.it)
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